LA STAZIONE FANTASMA

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All'inizio di Corso Sempione, all'angolo con via Moscati, si può notare uno strano oggetto che sembra quasi fuori posto. Ai bordi del controviale spunta dall'erba un respingente ferroviario, Che cosa ci fa in mezzo a uno spartitraffico erboso? Per trovare la risposta dobbiamo consultare il sito internet sulla storia di Milano che ci rivela che qui un tempo sorgeva una stazione ferroviaria che univa Milano a Gallarate, con ogni probabilità costruita sui resti della precedente linea di “tramway” a cavallo Milano-Saronno, il cui capolinea, alla fine dell'800  era in piazza Sempione, di cui, sotto, ammiriamo una foto.   

LE ALTRE MADONNINE

Il simbolo di Milano è certamente la Madonnina del Duomo, che, dal 1774, dall'alto dei suoi 108,5 metri, vigila su Milano e i suoi abitanti.
Per tradizione nessun edificio in Milano poteva essere più alto della Madonnina. Fu così che sia la Torre Branca che la Torre Velasca dovettero arrestarre la propria crescita ad una spanna dalla Madonnina, rispettivamente a 108 e 106 metri.
Fu solo con la costruzione del grattacielo Pirelli, alto 127,1 metri, che il Duomo perse il primato dell'altezza a Milano. 
Fu così allora che il cardinale Montini consigliò che la Madonnina restasse nel punto più alto della città e nel 1960, senza cerimonie pubbliche, sul tetto del Pirellone venne posta una copia, alta solo 85 centimetri, della celebre statua.
Tale rito si è ripetuto di nuovo il 31 Gennaio 2010, quando il Cardinale Tettamanzi ha benedetto una copia della Madonnina posta sul Belvedere del Nuovo Palazzo della Regione che, con i suoi 161 metri, domina dall'alto la città di Milano.

LA FONTANA DELL'ACQUA MARCIA

A Milano esistono ancora tre fontane di acqua solforosa (detta “acqua marcia”), un tempo ritenuta un toccasana per la salute. Sono accomunate dalla forma ottagonale e si trovano, dalla periferia verso il centro, nello spartitraffico di viale Piceno, all’altezza del numero 17, in piazza Sant’Angelo, sul sagrato dell’omonima chiesa, e nel parco Sempione, nei dintorni dell’arena. L’unica ancora attiva fino a poco tempo fa era quella di parco Sempione. Versa in cattive condizioni e sostanzialmente è un punto di raccolta per derelitti. Oggi un cartello avverte che la sua acqua non è potabile. La fontana di piazza Sant’Angelo fu arricchita, nel 1926 dal gruppo bronzeo “San Francesco che predica agli uccelli" su progetto di Giannino Castiglioni (1884-1971) stimato scultore meneghino, autore di molte opere funerarie presso il cimitero monumentale e della Porta dedicata a S.Ambrogio del Duomo di Milano.  La fontana di Viale Piceno, tutto sommato in buone condizioni, è stata recentemente riattivata, seppure a singhiozzo.

LE MASCHERE MILANESI

Meneghino, è la maschera di Milano, compare sullo scorcio del Seicento come personaggio nelle commedie dialettali di Carlo Maria Maggi. Porta il tricorno, un cappello con tre punte, la parrucca con un codino, la giacca lunga rossiccia e marrone, i calzoni in cima al ginocchio verdi e in fondo le calze a righe rosse e bianche. Sotto la giacca indossa una camicia gialla con ai bordi del pizzo e un fazzoletto intorno al collo. Le scarpe sono marroni, della forma di una volta, con fibbia davanti. In mano porta un ombrellino rosa. Il suo vero nome è Domenico, mentre il diminutivo è "Domeneghin". Chi è Meneghino? E' lo zotico servo domenicale (donde il nome), dotato di una saggezza popolare, fatta di luoghi comuni, credulone, devoto ai padroni, tutto sommato simpatico e generoso, che ricorda in chiave moderna certi personaggi portati sullo schermo da Renato Pozzetto. Più tardi venne affiancato dalla "Cecca" e in coppia venivano effigiati fino a mezzo secolo fa quale portafortuna per le case milanesi. Personifica la maschera milanese che risponde, sempre pronto, alle domande spiritose.

LO STEMMA DELLA PROVINCIA DI MILANO

L’attuale stemma della Provincia di Milano è il frutto di un attento studio, che ha trovato approvazione da parte del Consiglio provinciale il 29 gennaio 1998, ottenendo il decreto di concessione del Presidente della Repubblica a meno di tre mesi di distanza.Lo stemma della Provincia di Milano è composto da due elementi: il segno grafico, cioè il simbolo, e la scritta, ovvero il logotipo. I due elementi sono inscindibili e devono sempre essere utilizzati insieme, pur potendo riprodurre lo stemma in diversi modi: verticale o orizzontale (logotipo laterale o sotto al simbolo), colori o toni di grigio o versione monocromatica, dimensioni variabili, ma sempre proporzionate.All’interno dello scudo, una croce rossa in campo argenteo (simbolo della città di Milano), sovrasta un sole raggiante arricchito da una falce di luna. Un elemento questo, che, seppur semplificato, riprende l’emblema raffigurato sui capitelli dei chiostri dell’abbazia di Mirasole, scelto dalla Provincia di Milano per rappresentare il suo territorio.Lo sfondo blu intenso è invece la caratteristica di tutti gli emblemi delle istituzioni dell’Europa Unita.

L'ORGANO DIPINTO

Una tipica espressione meneghina, "Va a Bagg a sonà l'òrghen!" (Vai a Baggio a suonare l'organo), usata per togliere di mezzo qualche millantatore o scocciatore e mandarlo a fare una cosa impossibile, nasce da un fatto veramente accaduto; ecco come e quando.
Baggio, oggi quartiere periferico di Milano, era un piccolo borgo sulla strada per Magenta. Fin dal 1070 esisteva una piccola chiesa parrocchiale. Intorno al 1865, visto che la chiesetta era ormai insufficiente a contenere l'accresciuta popolazione, fu deciso di ampliarla; furono cosi raccolti i soldi sia per le opere in muratura, ma soprattutto per dotarla di un organo che fosse il vanto dei generosi parrocchiani.

Purtroppo, verso la fine dei lavori, ci si accorse che tutti i soldi erano stati spesi ancora prima di aver acquistato l'organo. Poiché si stavano già organizzando i festeggiamenti per l'imminente inaugurazione, per non deludere i donatori,

si ricorse ad un trucco che è passato alla storia: si chiamò un pittore e gli si fece dipingere sulla parete di fondo, rimessa a nuovo, una serie di canne d'organo, cosi che l' organo dipinto sul muro fece bella mostra di sé, traendo in inganno non poche persone. Il trucco, come si può ben immaginare, suscitò scalpore, ma procurò allegria e invogliò la popolazione a tassarsi di nuovo per riuscire così a portare a termine quanto voluto da tutti.Ecco perché il detto “Va a bagg a sonà l'òrghen”, qualche volta viene completato con…. “pitturàa in sul mur!”

WALK OF FAME

Quando si dice Walk of Fame si pensa subito a Hollywood, distretto di Los Angeles che è diventato un’icona del cinema americano e non solo. Ma forse in pochi sanno che anche Milano possiede la sua piccola Walk of Fame. Poca gente, però, anche tra i milanesi, ne conosce l’esistenza, pur essendo localizzata in una zona centrale di Milano. Tra Corso Vittorio Emanuele e Piazza Beccaria si trova Largo Corsia dei Servi, e al civico 21 troviamo le impronte delle celebrità. Infatti l’edificio antistante era sede dal 1984 del settimanale TV Sorrisi e Canzoni, poi trasferitosi alla Mondadori di Segrate, organizzatore de la “Notte dei Telegatti” (il gran premio internazionale dello spettacolo). I vincitori della versione degli Oscar all’italiana lasciavano le proprie impronte e l’autografo su un calco, che veniva successivamente trasformato in lastra e  posizionato sul pavimento della galleria. I nomi sono i più vari e tutti hanno contribuito alla storia della TV e del cinema italiano o internazionale, da Michael Douglas a Sylvester Stallone, Sharon Stone a Sandra Mondaini. L’ultima mattonella risale al 2004, anno in cui la manifestazione si è trasferita a Roma (e si è interrotta nel 2008). 

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