I GIORNI DELLA MERLA

I tre giorni della merla sono considerati, a Milano, i giorni più freddi dell’anno. Sempre la saggezza popolare è solita ricordare che se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà bella, se sono caldi, invece, la primavera arriverà tardi.

 

Di storie, sui giorni della merla, se ne raccontano tante. Si dice, per esempio che la loro origine sia dovuta a due merli dalle candide piume, maschio e femmina, che si ripararono per il freddo in un camino e, non avendo nulla da mangiare, il maschio decise di uscire per cercare qualcosa. Dopo tre giorni tornò e trovando un uccello nero come il carbone, non riconobbe la sua merla e tornò indietro per cercarla. La merla, annerita per la fuliggine, nel frattempo morì di fame.

 

Un’altra leggenda narra invece di un merlo e una merla che si sposarono alla fine di gennaio, al paese della sposa, oltre il Po. Dovendo riattraversare il fiume per tornare nella loro casa di sposini, si resero conto che si era fatto tardi e si fermarono per altri due giorni presso dei parenti. La temperatura si abbassò, però, di molto e il merlo, costretto ad attraversare il Po ghiacciato, morì per il gelo. La merla, allora, cominciò a piangere ed il suo lamento si sente ancora lungo il Po, nelle notti di fine gennaio.

 

LA LEGGENDA DEL LAGO GERUNDO

Quella che oggi è la zona tra le province di Bergamo, Milano, Cremona, Mantova e Lodi, in quel tratto che da Cassano d’Adda va fino quasi a Cremona per una lunghezza totale di circa 60 km, era chiamata, nel Medioevo, Lago Gerundo, al cui centro si trovava la spesso citata “Insula Fulcheria”.
Una vasta porzione di acquitrini, paludi e depressioni idrografiche, ricordate dal mito antico ma non rintracciabili dalla scienza geologica, sono state, secondo la leggenda, il terreno di scontro fra gli abitanti del luogo e una terribile mostro acquatico che infestava la regione.
Le cronache parlano di un drago chiamato Tarantasio, un enorme rettile seminatore di morte. La morte della creatura sarebbe avvenuta per mano di un coraggioso eroe poi inquadrato come un membro della famiglia ducale dei Visconti e il  ricordo della sconfitta del drago sarebbe ricordata proprio dallo stemma visconteo in cui compare una biscione crestato con in bocca un essere umano.

LA SCROFA SEMILANUTA

La scrofa semilanuta è un animale mitologico, il simbolo della città di Milano prima dell'età comunale. La leggenda vuole che il fondatore di Milano fu il celta Belloveso, che attraversò le Alpi e il territorio degli Edui per arrivare nella pianura Padana. Belloveso vide, nel luogo indicatogli dalla dea Belisama in sogno, una scrofa di cinghiale che aveva la particolarità di avere il pelo molto lungo sulla parte anteriore del corpo (scrofa semilanuta). Il capo celtico decise quindi di costruire la sua città in quel luogo e di chiamarla Mediolanum, cioè "semilanuta" (medio-lanum). In ricordo di questa leggenda, e della dedicazione della città di Milano a tale scrofa, si può osservare, in piazza Mercanti a Milano, un bassorilievo raffigurante l'animale, su di un capitello del Palazzo della Ragione. Lo stesso animale è raffigurato in uno stemma nella corte interna di Palazzo Marino.

IL SARCOFAGO DEI MAGI

Secondo la leggenda, il nono vescovo di Milano, Eustorgio, nel IV secolo ha portato da Costantinopoli le reliquie dei Magi alla sua diocesi. Durante il cammino, giunto a Porta Ticinese, non riuscì a far passare il carro su cui stava trasportando i resti sacri. Il vescovo decise allora di costruire proprio lì quella che oggi è la basilica romanica di Sant’Eustorgio e di porvi le spoglie dei Re Magi.

 

Più tardi, Federico Barbarossa nel 1162, dopo aver conquistato la città, trafugò quei resti che vennero trasferiti a Colonia. Solo nel 1906, dopo secoli di tentativi da parte delle autorità milanesi, sono riusciti a ricollocarli, anche se solo parte di frammenti, in Sant’Eustorgio. Nel transetto della basilica si può infatti vedere il sarcofago, che conterrebbe due fibule, una tibia e una vertebra dei tre Re, mentre sulla sommità del campanile non c’è la tradizionale croce, ma una stella a otto punte, la stessa che ha guidato i Magi fino alla capanna di Betlemme.

 

Non a caso, una delle tradizioni popolari più amate dai milanesi è il corteo storico che sfila per il centro il giorno dell’Epifania che rievoca proprio la visita regale, la processione che va dal Duomo a Sant’Eustorgio con una sosta presso la Basilica di San Lorenzo, dove si ricorda l'incontro dei Magi con Erode.